FAQ per i genitori: tutto quello che vorreste sapere sul counseling

FAQ sul counseling per adolescenti

Mi chiamo Carlotta Bortesi, sono counselor ad indirizzo sistemico-relazionale e lavoro con adolescenti e famiglie a Zola Predosa (BO). Ho raccolto qui le domande che i genitori mi fanno più spesso quando pensano di iniziare un percorso di counseling per i propri figli.

Che cos’è il counseling e in cosa si distingue dalla psicoterapia?

Il counseling è uno spazio di ascolto e di confronto in cui accompagno le persone a mettere a fuoco ciò che stanno vivendo, a dare un nome alle emozioni e a trovare nuove modalità per affrontare le difficoltà. Nel lavoro con gli adolescenti questo significa, ad esempio, aiutarli a gestire meglio lo stress scolastico, i conflitti in famiglia o con i coetanei, i cambiamenti legati alla crescita.

La psicoterapia, invece, è un intervento più profondo e a lungo termine, che riguarda soprattutto la cura dei disturbi psicologici e psichiatrici. Come counselor non faccio diagnosi né prescrivo farmaci e, quando percepisco che la situazione lo richiede, propongo sempre un invio o un lavoro integrato con una figura psicoterapeutica o psichiatrica.

Può essere utile immaginare il counseling come un sostegno concreto nei momenti di passaggio, crisi o confusione, mentre la psicoterapia si occupa principalmente di problematiche strutturate e di più lunga durata.

Quando è il momento giusto per chiedere aiuto?

Di solito i genitori arrivano da me quando sentono che qualcosa non torna più come prima: il figlio o la figlia è più chiuso, irritabile, fatica a scuola, dorme male o cambia improvvisamente abitudini. A volte non succede nulla di “clamoroso”, ma c’è una sensazione diffusa di fatica, discussioni continue o difficoltà di comunicazione.

Il momento giusto per chiedere aiuto è quando sentite che, nonostante i vostri tentativi, la situazione non migliora o rischia di peggiorare. Non è necessario aspettare che il problema diventi “grave”: intervenire prima permette spesso di sciogliere più facilmente i nodi e prevenire una sofferenza più profonda.

Se avete un dubbio, può essere già un buon motivo per fissare un primo colloquio conoscitivo: servirà per capire insieme se un percorso di counseling è lo strumento più adatto per vostra figlia o vostro figlio in questo momento.

Cosa succede durante le sedute di counseling?

Durante le sedute offro a vostra figlia o vostro figlio uno spazio sicuro, riservato e non giudicante, in cui potersi esprimere con i propri tempi. Non si tratta di un interrogatorio né di una “lezione su come si deve essere”, ma di un dialogo in cui cerco di capire il suo punto di vista e di restituirgli nuove chiavi di lettura su ciò che sta vivendo.

Utilizzo strumenti diversi a seconda dell’età e della sensibilità del ragazzo o della ragazza: colloqui verbali, piccoli esercizi di riflessione, attività più creative, mappe e schemi per mettere ordine tra pensieri ed emozioni. L’obiettivo è sempre quello di aumentare la consapevolezza, le risorse personali e la capacità di chiedere aiuto in modo efficace.

Nel mio approccio sistemico-relazionale presto molta attenzione anche alle relazioni significative: famiglia, scuola, gruppo dei pari. Quando è utile, dedichiamo spazio in seduta a come migliorare la comunicazione con voi genitori o con altre figure importanti per lui o lei.

Il figlio deve venire da solo o con i genitori?

Di solito propongo un primo incontro con i genitori (insieme o separatamente, in base alla situazione) per ascoltare il vostro punto di vista, raccogliere la storia e chiarire aspettative e dubbi. Successivamente incontro l’adolescente da solo, in uno spazio pensato specificamente per lui o lei.

Nel corso del percorso posso prevedere ulteriori incontri con i genitori o con l’intera famiglia, quando è utile lavorare sulla comunicazione, sui confini o su alcune dinamiche relazionali. In questi casi condivido sempre in anticipo con vostra figlia o vostro figlio cosa verrà fatto, rispettando i suoi tempi e la sua privacy.

Il mio sguardo abbraccia sia il ragazzo o la ragazza, con i suoi bisogni e le sue emozioni, sia voi genitori, perché il cambiamento si costruisce anche a casa. Da un lato tutelo lo spazio personale dell’adolescente, dall’altro considero fondamentale il coinvolgimento della famiglia, perché spesso il cambiamento più stabile nasce da piccoli aggiustamenti nel sistema di relazioni in cui vive.

Quanto dura un percorso di counseling?

La durata di un percorso non è uguale per tutti: dipende dal tipo di difficoltà, dagli obiettivi che concordiamo insieme e dal momento di vita in cui si trova vostra figlia o vostro figlio. In generale il counseling ha una natura più breve e focalizzata rispetto alla psicoterapia.

Di solito propongo un primo ciclo di 5-6 incontri, a cadenza settimanale o quindicinale, al termine dei quali facciamo il punto: cosa è cambiato, come si sente l’adolescente, quali aspetti meritano ancora attenzione. Da lì decidiamo insieme se proseguire per un altro tratto di strada, modificare il ritmo degli incontri o concludere il percorso.

In ogni caso tengo sempre aperto un canale di confronto con voi genitori, nel rispetto della riservatezza di vostra figlia o vostro figlio, per condividere gli obiettivi generali e valutare insieme l’andamento del lavoro.

Il counseling è riservato solo ai casi gravi?

No, il counseling non è pensato soltanto per i casi “gravi”. Anzi, spesso è particolarmente utile proprio quando le difficoltà sono ancora in una fase iniziale e non si sono trasformate in un disagio più profondo o in un disturbo vero e proprio.

Posso essere di aiuto, ad esempio, in situazioni di calo del rendimento scolastico, ansia legata agli esami, conflitti in famiglia, fatica a gestire le regole, difficoltà nelle amicizie, separazioni dei genitori, cambi di scuola o di città, momenti di bassa autostima o confusione rispetto al proprio futuro.

Quando invece emergono segnali di sofferenza più importante (pensieri autolesivi, disturbi dell’alimentazione, dipendenze, sintomi depressivi marcati…), valuto sempre con attenzione la situazione e, se necessario, vi accompagno a trovare una figura psicoterapeutica o psichiatrica con cui collaborare in modo integrato.

Come faccio a capire se il percorso sta funzionando?

Nel lavoro con gli adolescenti i cambiamenti possono essere sottili e graduali. Non sempre si traducono subito in “comportamenti perfetti”, ma spesso li vediamo in piccoli segnali: un po’ più di dialogo, qualche conflitto che si sgonfia prima, una maggiore capacità di raccontare come ci si sente, una gestione più autonoma dei compiti o degli impegni.

Durante il percorso vi propongo periodicamente dei momenti di restituzione, in cui condivido con voi genitori, nel rispetto della privacy di vostra figlia o vostro figlio, l’andamento generale del lavoro. Insieme osserviamo cosa è cambiato, quali risorse sono emerse e quali fatiche persistono.

Un buon indicatore che il percorso sta funzionando è quando l’adolescente inizia a sentirsi un po’ più competente nell’affrontare le situazioni difficili, sperimenta nuove strategie, si sente meno solo e più ascoltato. A quel punto l’obiettivo non è eliminare ogni problema, ma fare in modo che abbia strumenti in più per viverlo e superarlo.

Come posso fissare un primo colloquio?

Se sentite che questo è un buon momento per chiedere un supporto, potete contattarmi per un primo colloquio informativo a Zola Predosa (BO). In quell’incontro raccoglierò la vostra richiesta, vi racconterò nel dettaglio come lavoro e valuteremo insieme se il counseling può essere lo strumento giusto per vostra figlia o vostro figlio.

L’obiettivo è che possiate sentirvi accompagnati, non giudicati, in un passaggio delicato come l’adolescenza dei vostri figli, con uno spazio in cui fare domande, esprimere dubbi e condividere le vostre preoccupazioni in modo libero e protetto.

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